Bambino e Snowboarding di Paolo Corvi e Cesare Pisoni

Riding
Approvato

Insegnare lo snowboard ai Bambini è di fondamentale importanza per lo sviluppo e la crescita futura del nostro sport. Tra i fattori determinanti questa scelta dobbiamo ricordare che:
- Un bambino dal maestro non apprende solo la tecnica ma viene introdotto in un mondo nuovo, quello della montagna e della neve, fantastico e stimolante che ha delle regole ben definite per poterlo vivere al meglio.
Ogni bambino, come ogni uomo, ha delle caratteristiche uniche ed irripetibili. Insegnare al bambino necessita grande dedizione e passione, e può dare delle soddisfazioni enormi che ripagano il maestro di tanti sacrifici. Per raggiungere i propri obiettivi il maestro di snowboard moderno deve accrescere le proprie conoscenze e costruire una strategia didattica ad hoc su ogni singola persona. Per questo motivo nella formazione vanno prese in considerazione:
- Sviluppo delle capacità motorie e cognitive dei bambini in funzione della loro fascia d'età
- Capacità di adattamento allo sforzo fisico in funzione del tipo e della durata della lezione.
- Didattica e tipo di comunicazione da adottare con il bambino a seconda dell'età.
- Gestione del gruppo.
- Proporre dei giochi di fantasia motoria specifici per l'apprendimento.

Prendendo in considerazione le età d'oro di sviluppo delle capacità coordinative e condizionali suddividiamo l'insegnamento dello snowboard ai bambini, fino all'adolescenza, in tre principali fasce d'età (indicative)
- Prima fascia d'età: Dai 5 agli 8 anni
- Seconda fascia dai 9 ai 12 anni
- Terza fascia dai 12 ai 16 anni

- Di seguito lo schema delle età d'oro dello sviluppo delle capacità condizionali (le età nelle quali è più indicato sviluppare una determinata caratteristica)

- Nello schema seguente i periodi sensibili per lo sviluppo delle principali capacità coordinative

IL GIOCO
Il gioco contribuisce fortemente anche allo sviluppo cognitivo. A dar vita a questo filone di ricerche sono stati sicuramente Gross da una parte con il suo studio sui giochi motori e Piaget col suo approccio clinico-genetico.
Quest'ultimo ha studiato soprattutto le funzioni simbolica ed imitativa del gioco che influiscono sugli apprendimenti.
In particolare egli suddivide i giochi in quattro gruppi :
• ripetitivi, (sviluppano gli schemi sensomotori e il padroneggiamento dell'oggetto e dello schema corporeo);
• gioco imitativo (riproduzione di comportamenti ed attività tipiche di altri o dell'ambiente che lo circonda);
• gioco simbolico (trasposizione di comportamenti, far finta di...);
• gioco normativo centrato sulle regole (la partita);

In una prospettiva evolutiva quindi il gioco è considerato un fenomeno fondamentale dell'educazione e dell'evoluzione psicofisica della persona, un potente strumento di maturazione e di adattamento un'espressione del passaggio dall'isolamento dell'inconscio alla relazione sociale dell'io.
Potremmo riassumere le varie dimensioni del gioco come segue:
• esplorativa (il bambino amplia le sue conoscenze e viene spinto dalla curiosità come motivazione primaria al gioco);
• catartica (il bambino si sottrae momentaneamente alla situazione in cui è posto dalla realtà);
• simulativa (esperienza in situazioni non sotto il diretto controllo dell'adulto e sviluppo delle capacità sociali);
• normativa (il bambino prende parte alla costruzione attiva delle regole ed è attore del processo normativo).
Durante il gioco si acquisiscono la perseveranza, l'attenzione, la costanza proprio provando e riprovando, è attraverso il gioco che il bambino inizia a comprendere come funzionano le cose. Se gli adulti non attribuiscono significato al piacere del gioco limitano di fatto le possibilità di sviluppo del bambino stesso.
Quando un bambino arriva a sei anni nell'organizzazione sportiva, come del resto a scuola, l'educatore, l'istruttore, il maestro devono valutare se sono state poste le basi del gioco, così come le abbiamo velocemente tracciate, prima di procedere in senso competitivo. Il gioco e la competizione sono entrambi necessari per crescere ma la seconda senza la prima creerebbe un castello di sabbia che si dissolve alla prima mareggiata.
Talvolta è necessario recuperare alcune basi, soprattutto del gioco libero. Afferma giustamente Le Boulch che non si può passare ai cosiddetti giochi di regole, di cui il calcio è una delle massime espressioni, prima degli 8-9.
"Il gioco insegna a muoversi, a immaginare, a pensare" dice il pedagogista Laeng: in quanto apprendimento il gioco impegna i tre piani che Piaget e Bruner descrivono come successivi:
• della prassi
• dell'immagine
• del simbolo
Il bambino perciò gioca per costruire, per sentire, agisce per fare suo il mondo che lo circonda, in altre parole attraverso il gioco pensa ed elabora i suoi concetti.

Lettera di un bambino...ai miei genitori, ai miei insegnanti, ai miei allenatori, ai miei dirigenti... (al mio psicologo)...
"So che tutti mi amano perché lo dimostrano in ogni cosa, ovunque e in ogni rapporto che ci unisce, ma per l'amore che nutrite per me e che io nutro per voi, vorrei che mi deste la possibilità di essere libero di crescere nel modo più naturale possibile, libero di giocare per l'amore del gioco, libero da tutti gli obblighi del vostro mondo.
Lasciatemi essere un bambino. Non desiderate che io raggiunga mete che forse saranno importanti per il futuro: cercare di raggiungerle adesso potrebbe farmene mancare altre che oggi considero più importanti. Lasciatemi vivere l'età che ho, perché sarò bambino una volta sola.
Non cercate di programmare troppo la mia vita o la mia personalità, non disperatevi per le mie sconfitte, o, peggio ancora, non sentitevene colpevoli. La tristezza che provo dopo la sconfitta scompare automaticamente non appena mi si asciugano le lacrime e la dimentico del tutto appena ritorno in campo, felice di giocare di nuovo e di essere un bambino.
Non cercate di trionfare tramite me, non cercate di modellarmi a vostra immagine e di farmi fare quello che non siete riusciti a fare, non sprecate tempo prezioso, sono un bambino, felice di esserlo e di restarlo.
Cari genitori se desidero praticare uno sport, scegliete una società sportiva che mi piaccia, dove un allenatore mi insegnerà ad essere un buon giocatore, ma non oggi, perché adesso voglio fare quello che mi piace e quello che so fare. Non cercate di fare di me un grande ragazzo, fate di me un buon bambino, un bambino felice. So che soffrite quando gioco, ma non è necessario, perché io in quel momento sono felice proprio perché gioco. Ogni tanto mi sembra che siano gli altri, fuori dal campo, a battersi per noi, come se i genitori, dirigenti e allenatori, fossero gelosi gli uni degli altri, come se soffrissero per una vittoria che non è stata ottenuta o per un gioco che sembrerebbe perfetto, ma che io non posso dare loro. Datemi tempo e cercate di capire che adesso le cose debbono andare così e che nello sport, come in ogni altra cosa della vita, tutto giunge a tempo debito.
Per favore, lasciatemi giocare da solo, lasciate che mi diverta a modo mio. Sono un bambino, non dimenticarlo, soltanto un bambino...e sarò un bambino soltanto una volta nella mia vita".

PROGRESSIONE TECNICO-DIDATTICA
La scelta di un'appropriata attrezzatura e il corretto assetto giocheranno un ruolo fondamentale per il successo delle nostre lezioni.
L' assistenza diretta è un altro aspetto di rilevante importanza , la corretta gestione di strumenti didattici e aiuti renderanno la lezione e l'impatto con il nostro sport il meno traumatico possibile ,inoltre se ben gestita ridurrà anche di molto la fatica fisica soprattutto nei primi livelli e con i più piccini.

Per ogni fascia d'età verranno presi in considerazione i seguenti livelli:
- 1° livello "principianti"
- 2° livello "il movimento"
- 3° livello "snowboard totale"

Ai fini di una corretta azione didattica vengono proposti nei vari livelli una serie di giochi divisi in due categorie.
GIOCHI GENERICI : senza lo snowboard
GIOCHI SPECIFICI: in pista con lo snowboard

5-8 ANNI PRINCIPIANTI
OBIETTIVI: Cambi di direzione e bi direzionalità
ASPETTI TECNICI: Riferimento al testo tecnico

PREMESSE:
Per permettere lo sviluppo delle lezioni in maniera proficua si consiglia un'adeguata scelta del terreno che deve essere ampio e con pendenza lievissima campo scuola o kindergarden ottimale se servito da tappeto trasportatore. ai fini di una ottimale gestione della lezione si consigli un numero di allievi non superiore a due .
L'assistenza diretta gioca un ruolo fondamentale in questa fase dell'apprendimento.

Il linguaggio e la comunicazione devono essere, semplici e di facile comprensione.

Capacità da sviluppare in questa fascia d'età.
- Condizionali: Mobilità e Rapidità
- Coordinative: Orientamento, Differenziazione Spazio-Temporale

GIOCHI GENERICI (di introduzione e nevicità)
Il tempo dedicato a queste attività deve essere proporzionato alla durata della lezione .
- Andature laterali
- Scivolate
- Salti con giro di 180° avendo come riferimento una riga sulla neve
- Disegnando lo snowboard sulla neve far schiacciare una palla di neve prima sotto le punte dei piedi e poi sotto i talloni.
L'attenta osservazione della motricità dimostrata dall'allievo in alcuni semplici esercizi deve permettere al maestro la comprensione di eventuali difficoltà dal punto di vista condizionale o coordinativo.

Dopo aver proposto queste attività di nevicità e di giochi generici l'avvicinamento allo scivolamento trasversale sullo snowboard può essere fatto utilizzando una tavola senza attacchi rivestita accuratamente con un materiale antiscivolo, munita se possibile di altre modifiche quali: (cordini opportunamente fissati in punta e coda, cordini o altri sistemi fissati sulla tavola vedi brevetto Burton, oppure agli attacchi ecc) tutto ciò deve comunque essere di aiuto al maestro per intervenire direttamente sul controllo dell'attrezzo e all'allievo per rendere più sicura la ricerca dell' equilibrio e quindi dell' apprendimento. Le esercitazioni con la tavola senza attacchi vengono utilizzate e proposte per evitare un eccessivo dispendio energetico, che potrebbe verificarsi in un introduzione allo snowboard gestita in maniera classica.
L'assistenza diretta ricopre un ruolo fondamentale e importante nell' esecuzione dei giochi di seguito proposti.

GIOCHI SPECIFICI (snowboard senza attacchi)
- Scivolamenti in varie posizioni :
- Seduti avanti e indietro
- Frontali
- Trasversali in entrambi i lati
- All'indietro
- Pressioni su dita e talloni
- Lievi cambi di direzione
- Percorsi con ancoraggi visivi

INSERIRE IMMAGINI O VIDEO
Con queste esercitazioni vengono sviluppate , la capacità di equilibrio dinamico, la postura, le variazioni dei carichi associati al variare della posizione del corpo. Andranno poi cosi a sviluppare le capacità coordinative di equilibrio e di orientamento.

GIOCHI SPECIFICI: SNOWBOARD AI PIEDI
Spostamenti laterali in presa di spigolo di dita e di talloni
OBBIETTIVO. insegnare al bimbo a muoversi in pista orientandosi osservando punti di riferimento colorati . SCOPO : linguaggio semplice e orientamento.
Disporre nel campo scuola due file di pali a sinistra di un colore a destra dell' altro.Munire l'allievo di un paletto colorato alle estremità con i colori corrispondenti al tracciato , Orientando il paletto verso il colore corrispondente il bambino imparerà i primi spostamenti laterali, importante sarà badare che il paletto venga mantenuto il più possibile a contatto con il bacino .

Cambio di direzione a monte e inversione di presa di spigolo con punti di riferimento (pali di diverso colore) due paletti disposti alle estremità del campo scuola dello stesso colore , un paletto di colore differente posto +o - nella zona dell'inversione di lamina.il percorso può essere anche supportato da un corridoio segnalato con dei paletti a terra per indicare la max pendenza e la zona dell' inversione.

Cambi di direzione a valle (percorso con pali di uguale colore) eseguire il percorso usando entrambi i colori per favorire la bi direzionalità

5 - 8 anni
Secondo Livello
OBIETTIVI: Movimento e ampliare il bagaglio motorio
ASPETTI TECNICI: Riferimento al testo tecnico.

Esercizi da Fermo a secco
- Movimento "su e giù" piegamento e distensione a comando visivo o uditivo (varianti: bendati, stimoli discordanti, uso della palla)
- Capacità sviluppate: reazione, equilibrio, movimento
Esercizi in movimento
- Giochi specifici:
- Sacco Pieno Sacco Vuoto in slittamento e in foglia morte
- Foglia morta passando sotto archi a bordo pista
- Toccare la palla che viene posizionata dal maestro o in alto o in basso
- Percorso ad ostacoli dal più semplice al più complesso
- Salto con piegamento e distensione con paletti sulla massima pendenza, eseguendo le curve, aggiungendo paletti per terra, variando la superficie d'appoggio ecc.
- Whoops con archi per capire quando piegare e quando distendere.

ETÀ DAI 9 AI 12 ANNI
I° LIVELLO "PRINCIPIANTI":
pressoché simile alla prima fascia d'età, le principali differenze stanno nel fatto che i bambini della seconda fascia hanno più forza, più resistenza e anche dal punto di vista coordinativo le loro caratteristiche permettono al maestro di proporre più esercitazioni sia in termini di quantità che di qualità

II° LIVELLO IL "MOVIMENTO"
"IL MOVIMENTO"
Caratteristiche dei bambini di questa fascia: Capacità condizionali più sviluppate sono la mobilità e la reattività, da sviluppare la resistenza.
Per quanto riguarda le capacità coordinative ci sono la differenziazione dinamica, la combinazione motoria, l'equilibrio e l'orientamento spazio temporale.

GIOCHI GENERICI (riscaldamento a secco)
Staffetta: organizzare un percorso articolato con l'utilizzo di paletti, palle, coni tronchi ecc. Capacità allenabili rapidità equilibrio e capacità coordinative.
Esercizi di stretching

Esercizi tecnici: Sulla massima pendenza con l'utilizzo di ostacoli di riferimento effettuare piegamenti e distensioni con salti più o meno accentuati (capacità sviluppate: differenziazione, equilibrio, combinazione, orientamento spazio temporale)

Dalla massima pendenza all'attraversamento con punti di riferimento. Capacità sviluppate equilibrio, orientamento.

Disporre un percorso con punti di riferimento con distanze differenti. Eseguire all'interno movimenti di piegamento e distensione. Capacità sviluppate: orientamento, fantasia motoria, equilibrio, movimento.

ETÀ 9-12 ANNI
III° LIVELLO "SNOWBOARD- TOTALE"
Obiettivi: gestione dello snowboard in ogni tipo di situazione. Miglioramento o perfezionamento delle capacità condizionali e coordinative.
Riscaldamento: Giochi generici proposti come attività ludica:
Ruba bandiera
Percorsi a squadre
Tavola senza attacchi: sviluppare salti e rotazioni
GIOCHI SPECIFICI
- Punto Gira
Gli allievi partendo dallo stesso punto dovranno affrontare una curva definita da un paletto per poi proseguire per un corridoio predefinito, concludendo l'esercizio nel punto più lontano del corridoio. Capacità sviluppate: anticipazione, differenziazione spazio temporale, fantasia motoria.
- Esercitazioni tra punti di riferimento (pali ,bandierine, boe ecc) atti a sviluppare le capacita coordinative
Curva scolastica con riferimenti: dividere le fasi della curva scolastica tramite riferimenti visivi.
- Curva la palla
Lasciando rotolare la palla sulla massima pendenza seguirla ed effettuare delle curve davanti ad essa. (differenziazione dinamica, anticipazione e fantasia motoria)
- Discese a seguire
Il maestro esegue una serie di curve cambiando ritmo, l'allievo deve seguire perfettamente le traiettorie del maestro. (differenziazione spazio temporale, orientamento e anticipazione)
- Ollie Nollie
Con ostacoli, press, 180° ecc. (sviluppo equilibrio, combinazione motoria, anticipazione, fantasia motoria, differenziazione dinamica, differenziazione spazio temporale)
- Curve in assorbimento
È molto importante la capacità del maestro di costruire delle strategie didattiche varie che si adattino alle caratteristiche dell'allievo

ETÀ 12-16 ANNI
L'adolescenza rappresenta un'età critica, nei ragazzi di quest'età le capacità condizionali maggiormente stimolabili sono: La forza e la resistenza. Diventano di conseguenza più evidenti le differenze tra i sessi.
Va prestata molta attenzione ai fattori motivazionali, può essere utile sfruttare l'attrattiva naturale del nostro sport nei confronti degli adolescenti.
Inizia ad essere produttivo promuovere la partecipazione attiva alla lezione, favorendo una programmazione condivisa delle attività e degli obiettivi. È altresì utile abituare i ragazzi alla percezione del proprio corpo iniziando a stimolare i feedback interni.

I° LIVELLO "PRINCIPIANTI"
OBIETTIVI.
Come obiettivi tecnici si fa riferimento al testo tecnico.
Le strategie didattiche devono comunque prendere in considerazione la componente ludica e di divertimento, per tenere alta la motivazione.

II° LIVELLO "IL MOVIMENTO"
Oltre agli obiettivi propri del secondo livello il maestro deve mantenere alta la motivazione, aumentare la consapevolezza delle capacità e del proprio corpo, educare ad una vita sana e sportiva.

GIOCHI GENERICI
Riscaldamento
"su e giù" "corsa trasversale tra riferimenti" "equilibrio su paletti sdraiati sulla neve"
GIOCHI SPECIFICI
Slalom monopodalico con spinta avanti e dietro
Ghirlanda con piegamenti e distenzione

III° LIVELLO "SNOWBOARD TOTALE"
Obiettivo: Gradualità, gestione dello spigolo, naturalezza
Capacità da sviluppare: Condizionali: Forza Resistenza Rapidità
Coordinative: Combinazione Motoria, Orientamento, Anticipazione, Fantasia Motoria
GIOCHI GENERICI
Palla nel cerchio: Tutti in cerchio con i piedi contatto l'uno all'altro con le gambe divaricate, proteggere la porta che viene creata naturalmente dagli arti inferiori, la palla viene introdotta nel cerchio a caso e ognuno deve cercare di fare goal tirando con le mani.
A goal subito ci si gira di 180° e si protegge la porta nel senso inverso. Chi tira fuori il cerchio come penitenza deve fare un giro di corsa e recuperare la palla. Durata 5 min.

Palla Avvelenata
GIOCHI SPECIFICI
Slalom one foot
Curva sbandata incrociata: l'allievo fa curve speculari rispetto a quelle del maestro. Capacità: ritmizzazione e anticipazione
Curve con piegamento guidato: Con dei paletti si creano dei riferimenti al piegamento sull'arco di curva.
Curva a cerchio: Dalla massima pendenza ricercare la velocità necessaria per impostare una curva ad inclinazione estrema che vada a disegnare un cerchio.
Discesa Valzer: Uno di fronte all'altro tenendosi per mano. Alternare gli archi di curva in tutte le direzioni variando i ritmi.

AVVIAMENTO ALL'AGONISMO NELLO SNOWBOARD
Insegnare lo snowboard è diventato, oggi, uno degli obiettivi fondamentali per ogni scuola snowboard. Negli ultimi anni, molti giovani hanno iniziato a praticare questa disciplina, attratti principalmente dalla novità, dalla varietà delle sue forme espressive, dalla possibilità di esercitarsi in gruppo.
In contrasto con l'accresciuto numero di praticanti, si pone però la loro richiesta di lezioni, che si mantiene decisamente scarsa; i giovani snowboarder sembrano prediligere forme autodidattiche. Compito del maestro - allenatore sarà quindi quello di proporre lezioni divertenti e stimolanti per attrarre il maggior numero di potenziali atleti.
Occorre anche ricordare che la maggior parte degli allievi è in età evolutiva e questo fatto esercita sull'allenatore una accresciuta responsabilità educativa, oltreché tecnica e organizzativa.
Appare quindi necessario, avendo quali obiettivi la crescita dell'apprendimento tecnico e lo sviluppo agonistico, trovare proposte didattiche adeguate: crediamo che la formula "insegnare divertendo" risponda a queste necessità.
L'allenatore non dovrà, perciò, utilizzare schemi d'insegnamento rigidi e predefiniti, ma dovrà creare e utilizzare proposte sempre diversificate, attenendosi alle caratteristiche psico-fisiche, cognitive ed espressive dei suoi giovani allievi: in una parola dovrà saper essere educatore.
Il sistema d'insegnamento di un buon allenatore, sarà basato sul seguente concetto:" Fare in modo che gli allievi apprendano, divertendosi, in un ambiente sicuro".

4.1- Apprendimento
Sicuramente alcuni allievi desiderano andare più veloci in piste più ripide, o saltare più in alto; altri invece necessitano di sentirsi a proprio agio evitando cadute frequenti. Compito dell'allenatore è quello di aiutare ciascuno a raggiungere i propri obiettivi.

4.2- Divertimento
Se, come abbiamo visto, gli snowboarder hanno motivi diversi che li portano da un allenatore, sicuramente esiste una caratteristica motivazionale che li accomuna: il desiderio di divertirsi migliorando le proprie conoscenze tecniche. L'emozione di scivolare sulla neve li accomuna davvero tutti. Occorre proporre situazioni didattiche creative e perciò motivanti e divertenti, trovando il giusto equilibrio tra "dire e fare".

4.3- Sicurezza
Un buon allenatore stimola le capacità degli allievi attraverso proposte che contengono piccole sfide, senza che queste generino situazioni pericolose. È importante ricordare che l'ambiente in cui si opera può non essere familiare a molti degli allievi e le situazioni di pericolo possono, di conseguenza, moltiplicarsi. L'attenzione di chi insegna dovrà, perciò, essere rivolta a tutti gli aspetti che caratterizzano la situazione didattica: l'affollamento delle piste e le protezioni personali sono, ad esempio, elementi primari da tenere in considerazione. Un incidente, anche lieve, può infatti creare paure e insicurezze nell'allievo ed essere fonte di rallentamenti o condizionamenti relativi all'apprendimento e alla performance agonistica.

Cap.5 - CARATTERISTICHE DELL'INSEGNAMENTO
Esistono vari metodi per perseguire gli obiettivi precedentemente elencati; qualunque metodologia si utilizzi, comunque, occorre tenere presenti i seguenti elementi, che costituiscono i presupposti fondamentali del rapporto insegnante - allievo, in una situazione didattica sportiva:

a) conoscere gli allievi e comprendere i loro obiettivi
b) informare gli allievi
c) dimostrare
d) far eseguire
e) correggere
f) concludere a lezione

5.1- Conoscere gli allievi e comprendere i loro obiettivi
Conoscere gli allievi significa scoprire quali siano le loro motivazioni, comprendere l'origine degli atteggiamenti, valutare le abilità motorie e tecniche.

Motivazioni
Le ragioni per cui i ragazzi si rivolgono ad uno snowboard club sono molte e diversificate: se non si riesce a comprendere le motivazioni della scelta, sarà realmente solo questione di fortuna se l'insegnamento produrrà effetti positivi.
Scelta dei genitori, ricerca di amici con cui surfare, bisogno di primeggiare in un gruppo, desiderio di apprendere a surfare meglio, sono solo alcuni dei diversi aspetti dell'avvicinamento alla pratica dello snowboard.
Alcuni allievi potrebbero addirittura non avere ben chiari i motivi della scelta, altri potrebbero avere obiettivi troppo ambiziosi per le loro capacità. La scelta e la realizzazione di obiettivi specifici e adeguati, diventa allora indispensabile, per il raggiungimento di risultati significativi anche dal punto di vista agonistico.

Origine degli atteggiamenti
Nervosismo, timidezza, aggressività, introversione, tranquillità, sicurezza, pacatezza, estroversione, sono alcuni dei diversi modi in cui si manifestano gli allievi. Scoprire le cause dei loro atteggiamenti, non solo attraverso la comunicazione verbale, ma anche, e talvolta soprattutto, dal linguaggio del corpo (posture, espressioni facciali, ecc.) aiuta la comprensione dello stato d'animo e fisico. Consente, in definitiva, di sapere a chi è rivolta l'azione didattica.

Abilità motorie e tecniche
Conoscere le esperienze motorie e tecniche degli allievi, il loro livello di allenamento, gli eventuali altri sport praticati, le possibili limitazioni o problematiche fisiche, l'abituale luogo di allenamento, contribuisce a meglio mirare le proposte dell'allenatore sulla scorta di indicatori sufficientemente precisi.

5.2- Informare gli allievi
Il modo che l'allenatore usa per comunicare con gli allievi può essere determinante per l'efficacia dell'apprendimento; occorre perciò cercare di comunicare al meglio, soprattutto con gli allievi più giovani. I seguenti suggerimenti possono risultare molto efficaci:
• la spiegazione dovrà essere semplice e breve. Più l'allenatore conosce la materia che insegna, più ne può parlare in modo semplice e conciso agli altri. Insegnanti poco esperti possono cadere nell'errore di voler spiegare tutto, subito, e in una sola volta, con l'unico risultato di interrompere per troppo tempo l'allenamento;
• la spiegazione, quando sia possibile, dovrà essere supportata da dimostrazioni. "Un buon dimostratore vale quanto mille parole";
• la spiegazione non dovrà utilizzare un gergo troppo tecnico. L'insegnante deve sapere spiegare lo stesso concetto in modi diversi, sempre utilizzando parole del gergo comune. È bene tuttavia ricordare che spiegare agli allievi cosa significhi, ad esempio, la parola "conduzione", può aumentare le loro conoscenze. Il gergo tecnico va quindi utilizzato nel caso in cui qualcuno degli allievi lo richieda;
• la spiegazione del perché si sta facendo una certa cosa è fondamentale. Un semplice commento come "adesso faremo scivolare la tavola per controllare la velocità", è tutto quello che serve per spiegare il perché, è semplice, facile da ricordare, efficace;
• il maestro dovrebbe, quando comunica, immaginare di essere un allievo, e chiedersi: "Ciò che sto dicendo ha senso, cioè raggiunge l'obiettivo?" oppure "Potevo dirlo più semplicemente?";
• il maestro deve saper gestire il linguaggio del proprio corpo: muoversi, gesticolare, essere animato e vivace, non voltare le spalle agli allievi, non sbadigliare, dimostrare di essere interessato ai loro successi, sono aspetti importanti della comunicazione;
• il maestro deve saper coinvolgere gli allievi nell'attività, ad esempio, facendo domande.

5.3- Dimostrare
L'utilizzo della dimostrazione, quale ulteriore strumento di insegnamento, segue regole precise; alcune indicazioni per chiarirne aspetti didattici, possono essere così riassunte:
• dimostrare sempre al livello degli allievi
• attrarre l'attenzione degli allievi sul modo corretto di interpretare l'esercizio
• dimostrare con precisione dalle tre angolazioni, davanti, dietro e di lato
• dimostrare il più possibile per far ricordare agli allievi una buona immagine di sé.

L'allenatore dovrà ricordare che, quando l'allievo avrà raggiunto un sufficiente grado di abilità tecnica, la sua dimostrazione non risulterà più efficace per l'apprendimento.

5.4- Far eseguire
Il Maestro, nello sviluppo del processo didattico, dovrà assegnare il giusto spazio alle esercitazioni degli allievi, per far sì che, al termine dell'allenamento, essi si sentano a loro agio con il compito affidatogli. Gli esercizi da provare da soli, dovranno stimolare il loro desiderio di migliorare. Infine, la proposizione di esercizi in condizioni diverse, saranno utili per migliorare il livello di apprendimento e di conoscenza.

5.5- Correggere
Una delle funzioni primarie dell'allenatore, nel rapporto coi suoi allievi, si realizza al momento della correzione degli errori. È indispensabile, perché si raggiungano i più alti livelli di efficacia, che questa sia semplice, positiva ed accurata.

Semplicità: non c'è motivo di essere complicati. Spesso l'allenatore più efficace è proprio quello che riesce a rendere le sue correzioni ed i suoi consigli molto semplici.

Positività: il messaggio sarà meglio compreso e ricordato se l'allenatore saprà comunicare agli allievi prima di tutto ciò che stanno facendo correttamente, poi ciò è necessario facciano per migliorare, piuttosto che elencare solo quello che sbagliano. In ogni caso è importante comunicare e far comprendere la differenza fra ciò che gli allievi stanno facendo e ciò dovrebbero fare, così come è fortemente motivante far conoscere gli eventuali miglioramenti ottenuti o la correttezza esecutiva del compito assegnato.

Accuratezza: L'allenatore dovrà essere chiaro e sintetico nel fornire le istruzioni, in modo che le stesse possano essere interpretate correttamente. Se riterrà opportuno apportare correzioni tecniche, potrà avvalersi dei seguenti suggerimenti di metodo:
• verificare che siano state ben comprese le consegne
• rispiegare particolari esecutivi o obiettivi
• far riprovare l'esercizio
• agire in maniera specifica sull'azione o sul particolare che crea problemi all'allievo
• cambiare il pendio o le condizioni della neve
• modificare la velocità esecutiva
• controllare l'attrezzatura degli allievi
• verificare qualsiasi altra cosa che possa essere la causa del problema

5.6- Concludere la lezione
Il modo in cui si termina la lezione è importante tanto quello in cui si incomincia. Non è sufficiente, dopo aver guardato l'orologio, dire:" Ci vediamo al prossimo allenamento". Occorre, nella struttura didattica, inserire il tempo necessario per un breve riassunto in cui, con gli allievi, vengano riconsiderarti gli obiettivi e valutato il loro raggiungimento. Terminare un allenamento con un certo senso di positiva realizzazione, è per gli allievi, un forte stimolo a continuare l'attività.